Ognuno dimentica le cose che vuole dimenticare e c'è chi non ha nulla da dimenticare, semplicemente perchè non sa.
La memoria storica di una comunità, perchè si tramandi, va conservata, custodita e costantemente alimentata; si pensò a questo quando nel 1980, tempo in cui la biblioteca del comune non esisteva o meglio era una scritta dietro una porta e poi un cumulo di muffa e vecchi testi di leggi del regno donate in tempi remoti, si cominciò a lavorare perchè ci fosse una biblioteca vera e dalla quale, ognuno, potesse trarre profitto per la propria crescita culturale.
E' chiaro che una biblioteca non è una casa piena di armadi e persone sedute, ma è un luogo sapientemente riempito di quanto serve affinchè diventi luogo di sapere e cassaforte della storia locale. Questo si è tentato di fare e in parte si è fatto; in parte perchè noi che oggi ci lamentiamo di aver dimenticato i moti di Racalmuto ci siamo dimenticati di continuare un lavoro iniziato, anzi abbiamo cancellato il cancellabile, abbiamo sottratto il sottraibile, abbiamo osteggiato l'osteggiabile. Poi, ad un tratto ci ricordiamo alcune cose e ne dimentichiamo altre; come ci conviene ed in concomitanza con i nostri sentimenti del momento. La cultura, la storia,lo studio e la crescita che potrebbe derivarne sono altra cosa. La storia di un paese è nella toponomastica; se questa è sapiente e ricercata; nell'archivio storico, se questo non ha dovuto subire lo scempio che è capace di operare la politica; nel riconoscimento della continuità dell'azione amministrativa e non nella distruzione di quanto è stato fatto in precedenza e persino nei cimiteri, dentro i quali si nascondono testimonianze importanti, se ancora ci sono! Ne possiamo convincerci che i moti del 1862 sono l'unica cosa caduta nel dimenticatoio, nel bene e nel male, le carte, gli atti, i documenti, quelli che non sono andati bruciati nel famoso incendio ralativo alle liste di chiamata alle armi, sono andati sparsi; distribuiti come pane benedetto o trafugati da scrittori improvvisati, i quali avendo in uso il municipio, colpo dopo colpo, lo hanno smembrato.
E' chiaro che una biblioteca non è una casa piena di armadi e persone sedute, ma è un luogo sapientemente riempito di quanto serve affinchè diventi luogo di sapere e cassaforte della storia locale. Questo si è tentato di fare e in parte si è fatto; in parte perchè noi che oggi ci lamentiamo di aver dimenticato i moti di Racalmuto ci siamo dimenticati di continuare un lavoro iniziato, anzi abbiamo cancellato il cancellabile, abbiamo sottratto il sottraibile, abbiamo osteggiato l'osteggiabile. Poi, ad un tratto ci ricordiamo alcune cose e ne dimentichiamo altre; come ci conviene ed in concomitanza con i nostri sentimenti del momento. La cultura, la storia,lo studio e la crescita che potrebbe derivarne sono altra cosa. La storia di un paese è nella toponomastica; se questa è sapiente e ricercata; nell'archivio storico, se questo non ha dovuto subire lo scempio che è capace di operare la politica; nel riconoscimento della continuità dell'azione amministrativa e non nella distruzione di quanto è stato fatto in precedenza e persino nei cimiteri, dentro i quali si nascondono testimonianze importanti, se ancora ci sono! Ne possiamo convincerci che i moti del 1862 sono l'unica cosa caduta nel dimenticatoio, nel bene e nel male, le carte, gli atti, i documenti, quelli che non sono andati bruciati nel famoso incendio ralativo alle liste di chiamata alle armi, sono andati sparsi; distribuiti come pane benedetto o trafugati da scrittori improvvisati, i quali avendo in uso il municipio, colpo dopo colpo, lo hanno smembrato.
Ora bisognerebbe ricostruire e non semplicemente rimembrare.
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