giovedì 1 settembre 2016

LA FABBRICA DELLE STELLE il nuovo romanzo di Gaetano Savatteri


Gaetano Savatteri 
LA FABBRICA DELLE STELLE 
Sellerio editore Palermo

Saverio Lamanna, con l’improbabile spalla Piccionello, fa irruzione alla Mostra del Cinema di Venezia assoldato da una ricca signora per tenere d’occhio la sorella minore, dietro il paravento di ufficio stampa di una produzione cinematografica. Nel gioco tra realtà e finzione, la vita irrompe con il suo aspetto più violento. Saverio è uno che accetta il mondo, anche se fino ad un certo punto. E quando questo punto viene superato, vuole vederci chiaro.
Saverio Lamanna è un giornalista disilluso, passato alla comunicazione politica. Si trova a suo agio nella Roma dei flirt occasionali e dei locali alla moda, nell’abito elegante del quarantenne disimpegnato. Ma un inciampo professionale fa crollare il suo castello di carte. Licenziato dal sottosegretario di cui era il portavoce, è costretto a tornare nella sua Sicilia e a rifugiarsi nella villetta di famiglia sul mare di Màkari. In questo approdo provvisorio, Lamanna ritrova Peppe Piccionello, esemplare locale in mutande e infradito, carico di una saggezza pratica e antica. E nel paradiso sul mare trapanese conosce Suleima, una ragazza che potrebbe farlo perfino felice.

Nato e cresciuto in quattro racconti inclusi in altrettante raccolte di questa casa editrice, Lamanna ha la battuta pronta, idiosincrasia ai luoghi comuni e soprattutto ai pregiudizi, perfino quelli positivi, che ruotano attorno ai siciliani. Per campare si inventa piccoli mestieri, decide addirittura di farsi scrittore di gialli. La minuta celebrità locale gli procura qualche lavoretto atipico. Una ricca signora lo assolda per tenere d’occhio la sorella minore, dietro il paravento di ufficio stampa di una produzione cinematografica. Così Saverio Lamanna, con l’improbabile spalla Piccionello, fa irruzione alla Mostra del Cinema di Venezia: entrambi si muovono con disinvoltura tra star americane, registi famosi e tappeti rossi. Ma nel gioco tra realtà e finzione, la vita irrompe con il suo aspetto più violento. Saverio è uno che accetta il mondo, anche se fino ad un certo punto. E quando questo punto viene superato, vuole vederci chiaro.

Nel labirinto di delitti e bugie in cui si è infilato, Saverio mantiene il suo sguardo controcorrente sul mondo. «Amo il turismo di massa: se non ci fosse, lo inventerei. Questa gente comune, con le ciabatte e i bermuda, le magliette smanicate, le Lonely Planet di due anni prima avute in prestito dal cognato, ha spazzato via secoli di letteratura di viaggi, racconti di duchesse, cappelliere, pasticcini da tè, Orient Express, Gustav Aschenbach». L’umorismo sarcastico di Gaetano Savatteri, scoppiettante di citazioni e storpiature, è un bisturi che tagliuzza in brandelli di banalità lo spettacolo falso nel quale siamo tutti intrappolati. (sellerio.it)
Gaetano Savatteri (Milano, 1964), giornalista cresciuto in Sicilia, vive e lavora a Roma. Con questa casa editrice ha pubblicato: La congiura dei loquaci (2000), La ferita di Vishinskij (2003), Gli uomini che non si voltano (2006) e La volata di Calò (2008). È autore del saggio I siciliani (2005).
Leggi un estratto dal libro
Manca sempre qualcosa alla perfezione.
Stringere le viti con l’apposita brugola.
Il disegno mostra un accrocco di perni, buchi, supporti. Stringere con l’apposita brugola.
Rimesto tra buste di cellophane, cartoni vuoti, bulloni, rondelle. La brugola non c’è.
Cerco ancora. Non c’è.
Ikea. Qualche tempo fa avevo letto un libro, non ricordo perché né da chi era scritto, un
nome impronunciabile. Uno svedese se la prendeva con altri svedesi molto più ricchi di lui.
Mi sembrò inzuppato nel rancore di chi è stato fatto fuori dalla ditta. Ora, disperato e senza
brugola, riconosco le buone ragioni dello svedese che accusava gli altri mastri Geppetti
perfidi e tirchi.
La cassettiera non prende forma. Sgangherata, implora una brugola che ne serri le
giunture.
Cerco ancora tra fogli di istruzione, tavole di faggio, viti autofilettanti. La mia brugola è
rimasta in Svezia.
Trecento chilometri per andare all’Ikea di Catania, col viadotto di Tre Monzelli crollato;
altri trecento per tornare indietro, col viadotto sempre crollato; le polpette svedesi, le patate
svedesi, i dolcetti svedesi e meno male che mi sono consolato con due tagli di carne di
cavallo alla brace in via Plebiscito.
Tornato a Màkari, avevo l’auto piena di cuscini da un euro, piatti da un euro,
appendiabiti da un euro, bicchieri da un euro e una cassettiera da centoventisei euro –
l’unica cosa che veramente mi serviva – che resterà incompiuta, come l’autostrada SiracusaGela,
perché mi manca la brugola.
In questi momenti spunta la mia vena melodrammatica.
Questa cassettiera è il simbolo della mia vita: manca sempre una brugola per stringere gli
ultimi perni.
– Che vuoi da me?
L’embrione di cassettiera non risponde. Nemmeno Mosè rispose a Michelangelo, eppure
era Michelangelo.
– Parlo con la cassettiera Ikea. Dio mio, come sono caduto in basso.
– Non c’è bisogno che glielo spieghi, lui sa già tutto.
Ecco, ci mancava Peppe Piccionello. È arrivato.
– Da quand’è che parli con Dio?
– Peppe, lascia perdere.
– Non sapevo che eri credente.
– Le meraviglie della natura e della scienza mi ispirano la fede.
– Che stai facendo?
– Non lo vedi? Monto la cassettiera Ikea. E prego.
– La preghiera serve a poco. Ci vuole la brugola.
– Ma veramente dici? Io pensavo che bastava la forza di volontà. E la fede.
– No, così non ce la fai. Ci vuole la brugola.
– Primo: fino a due minuti fa non sapevo nemmeno cos’era una brugola. Secondo: ora lo
so, ma non trovo la brugola.

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