
"Le discussioni cadono sempre su stipendi, indennità, aumenti. I maestri ce l’hanno su col governo, a sentire i miei colleghi non uno di loro ha mai dato o darà il suo voto al partito che governa. Invece, di quel partito, molti hanno la tessera nel portafoglio. Così avviene col sindacato, ogni anno tutti giurano che non rinnovano l’iscrizione; e mantengono la promessa fin quando l’ispettore non li chiama uno a uno. L’ispettore è segretario provinciale del sindacato; e il sindacato è quello più vicino al governo." Leonardo Sciascia, "Le parrocchie di Regalpetra", Laterza, 1982)._________________________________
A sentire le ultime di cronaca sembra che non tiri una buona aria lì, nel governo a Roma. In questi pochi e lunghi anni, però, su giustizia e scuola gli interventi sono stati pesanti, votati all’autodistruzione. In attesa di mettere mano allo Statuto dei Lavoratori.
Caro Direttore,
È passato anche il 1° maggio; è passata anche la festa dal lavoro. Sì, non hai letto male, ho consapevolmente scritto festa dal lavoro. Non si contano, infatti, i giovani in cerca di prima occupazione; non si contano nemmeno i disoccupati e quelli che già sanno di stare sul punto di perdere il lavoro. Quest’ultima categoria s’infittisce ogni giorno di più e crea eserciti di persone mortificate, minate nella dignità e, spesso, decise a farla finita con la vita. Infatti, quando torni a casa, come fai a guardare negli occhi i figli, a dir loro che –all’età che uno si ritrova- ha perso il posto di lavoro? È come se avesse perso il diritto a vivere.
Cambia tutto. Abitudini, distrazioni, interessi. Vai a dirlo ai familiari che non è possibile continuare a pagare il mutuo, che bisogna rinunciare agli abiti buoni, all’auto, ai viaggi, alle vacanze. E se, poi, si abita nel meridione del nostro Paese, non si possono nemmeno mandare i figli a scuola. Gli asili nido, come si sa, hanno pochissimi posti disponibili; di tempo pieno alle elementari nemmeno a parlarne; le scuole in genere hanno subito il saccheggio delle risorse; la dispersione scolastica ha ripreso a segnare cifre rosse. Così ci si può avviare con la massima chiarezza verso un Paese di ignoranti, succube delle oligarchie di turno (da anni sempre le stesse), votato all’autodistruzione.
Ci si meraviglia ancora se la Cina e l’India, paesi che da tempo investono sulla conoscenza, sono ora più avanti di noi? No, non c’è da meravigliarsi. C’è da meravigliarsi, magari, dell’insistenza per arrivare, in tempi brevi, al federalismo fiscale; c’è da meravigliarsi che si voglia ancor più acuire il solco tra il nord e il sud; c’è da meravigliarsi che si voglia andare verso “una scuola per ricchi”. Ma, in fondo, è proprio certo che c’è da meravigliarsi ancora? Sotto sotto, siamo un paese di gaudenti. Tutto sommato, nel nostro modo di vedere le malattie colpiscono sempre gli altri, le difficoltà non ci appartengono fin quando non ne siamo sommersi e, com’era solito dire il grande Totò, ci piace dire: "fateci caso, muoiono sempre gli stessi!".
"Le discussioni cadono sempre su stipendi, indennità, aumenti. I maestri ce l’hanno su col governo, a sentire i miei colleghi non uno di loro ha mai dato o darà il suo voto al partito che governa. Invece, di quel partito, molti hanno la tessera nel portafoglio. Così avviene col sindacato, ogni anno tutti giurano che non rinnovano l’iscrizione; e mantengono la promessa fin quando l’ispettore non li chiama uno a uno. L’ispettore è segretario provinciale del sindacato; e il sindacato è quello più vicino al governo.", Leonardo Sciascia, "Le parrocchie di Regalpetra", Laterza, 1982).
Intanto, il ministro del Lavoro del governo in carica fa sapere di voler mettere mano ad una revisione dello Statuto dei Lavoratori. Sì, perché Maurizio Sacconi ha dichiarato che entro maggio, presenterà un testo nuovo. Nemmeno in questo caso sembra che la notizia abbia preoccupato qualcuno. Anche se la dichiarazione del titolare del dicastero del Lavoro è di quelle veramente preoccupanti. La revisione annunciata, infatti, in linea con i provvedimenti dei governi Berlusconi già emanati sulla scuola e sulla giustizia, servirà solo a peggiorare (a togliere aria e libertà) le cose, non certo a migliorarle o a garantire fasce di sottoccupati come –tanto per fare qualche esempio- gli stagisti o i cosiddetti Co.Co.Co o i precari dei vari ambiti lavorativi.
Caro Direttore, noi, purtroppo, non siamo nemmeno come i gamberi. Non facciamo un passo avanti e due indietro. Facciamo solo passi indietro. Ho provato a chiedere alla mia solita collega di Groppello Cairoli, cosa possa essere mai lo Statuto dei Lavoratori. Non pensavo che mi avesse potuto illuminare, partendo dai primi tentativi di Giuseppe Di Vittorio. No, per carità! Pensavo, però, che sapesse di Giacomo Brodolini e della sua creatura (lo Statuto, appunto) che introdusse il principio del rispetto della dignità e della libertà dei lavoratori. Macché! Silenzio profondo. Nemmeno sapeva, la mia collega che, precedentemente allo Statuto, non esisteva la "giusta causa" e che, per esempio, una lavoratrice andata in isposa o incinta era soggetta al licenziamento immediato. Come licenziato su due piedi era chi si iscriveva al sindacato o a un partito non governativo.
Ma tant’è! Le cose vanno così e, in questo momento, tutti si lamentano e non tutti hanno voglia di cambiarle quelle cose. Per cui ci si ingoia anche un Calderoli, ministro della Repubblica in quota Lega Padana, che si toglie lo sfizio di dichiarare che non celebrerà l’Unità d’Italia! Tanto a chi fa impressione?
"Secondo me, gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale. Ma la colpa non è certo degli italiani, ma dell’Italia, che ha sempre avuto dei governi con uomini incapaci, deboli, arroganti, opportunisti, troppo spesso ladri, e in passato a volte addirittura assassini. Eppure gli italiani, non si sa con quale miracolo, sono riusciti a rendere questo paese accettabile, vivibile, addirittura allegro. Complimenti!", (Giorgio Gaber, "Secondo me gli Italiani", 1999-2000).
Autore: Raffaele Scarpone
fonte ilmediano.it
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