Se ne è andato, all’età di 81 anni, Tauzzu, al secolo Antonio Casagiove. Se ne è andato dalla casa di riposo del Carmelo di Racalmuto, dove aveva stabilito la sua dimora negli ultimi anni della sua vita assistito amorevolmente dalla “grande” famiglia della struttura.E pare ancora di vederlo seduto nell’uscio di quel suo mondo (come quel dipinto di Rossetto) fatto di fili, aghi, forbici, stoffe e tessuti.
Pare di vederlo ancora in quella sartoria di via Garibaldi, con occhiali enormi e il pantalone sulle ginocchia con uno sguardo acuto a chi passa. Aveva le attitudini per fare questo mestiere: gusto estetico, abilità manuale, inventiva e curiosità.
Un sarto all’antica insomma che sapeva far bene la piega e la cucitura. Sapeva far bene l’orlo dei pantaloni e sapeva farli “cadere” bene. Gli bastava un’occhiata alla gamba e subito attrezzi in mano e via, l’arte del taglio e del cucito. E ne ha fatti tanti Tauzzu così come tutti i sarti di questo paese, veri artigiani del fare e del sapere. Proprio così, perché queste botteghe (di lu scarparu, di lu sartu, di lu firraru o a lu stazzuni) erano anche luoghi sociali di conversazioni, come i circoli, dove si sapeva sempre tutto e di tutti. E dove soprattutto si faceva convivenza civile, col gusto del dire e del contraddire.
Sicuramente Racalmuto – non è retorica – col passare del tempo e con la scomparsa di questi mastri antichi perde la particolarità di piccolo centro del sud caratterizzato dalla presenza di piccole e medie botteghe che davano spinta non solo all’economia, ma anche all’immagine.
Salvatore Picone
Perdere lentamente l'identità antica è il costo della contemporaneità e di ciò che essa porta con sè..tutto ciò che possiamo fare è raccogliere e custodire gli oggetti di allora per ricordarci da dove veniamo e tentare di trasmettere ai piccoli la passione per le piccole cose sperando che nella loro maturità si trasformi in professione.
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