L’ASSURDO TEATRO DELLA POLITICA AGRIGENTINA: ASPETTANDO GODOT
Giovanni Salvo
Avete presente l’isola deserta con Robinson Crusoe al quale il compagno di sventura tappa gli occhi per gioco.
E’ indispensabile ricordare che in quella terra dimenticata erano rimasti lui e l’amico Venerdì, e dunque non ci sarebbe voluto un genio per indovinare chi fosse.
In realtà molti aspetti della politica attuale riconducono al senso dello slogan di quello spot, “vincere facile”.
Sempre più accovacciati sulla battigia, scrutano l’orizzonte, con le spalle rivolte verso l’isola sperduta che li accoglie, cercano di avvistare qualcosa che li porti in salvo.Le uniche vele, senza gonfiore , avvistate in lontananza sulla linea del tramonto, rappresentano i fatti impensabili che stanno accadendo nel vicino comune di Ribera, dove sono prossime le elezioni amministrative.
Ribera, dove nella più totale assurdità un politico può anche scegliere di naufragare per opportunismo.
La cittadella delle arance “Isola nell’isola” ha trovato il suo Robinson nell’unico candidato a Sindaco, Carmelo Pace, già vice presidente della provincia regionale di Agrigento.
Sembra che , fermo restando le cose , il candidato riberese dell’Udc non abbia trovato rivali e canticchiando il solito ritornello “ponzi ponzi poro po’” si stia incamminando a vincere ancora al grido di: “vinci spesso, vinci adesso”.
Si proprio come nel caso dei biglietti della lotteria.
Intanto repetita juvant; il Partito Democratico replicando quanto accaduto ad Agrigento, nel corso delle trattative per la ricomposizione della giunta Zambuto, prima discute e poi si ritira.
La zattera del P.D. agrigentino, che non ha presentato un candidato, ammainato il canovaccio, va via senza vento.
Attribuendo tale sua assurda condizione ai “pirati” che sostengono il candidato Pace., ora vaga in balia di ondeggianti cavalloni .
Mentre scrivo non mi è dato avere certezza se il nostro Robinson riuscirà a lasciare la sua porzione di terra emersa, e ai confini della lealtà riuscirà a dirigere le sue bracciate verso la ciotolosa spiaggia della località balneare riberese di seccagrande.
Ma al di la del risultato, e degli eventuali risvolti che potrebbero condizionare il futuro di questa raccapricciante storia, il dato che conta di più è che una cosa così assurda sia solo stata immaginata.
La vicenda fa più effetto se ricordiamo che accade nel paese di un politico dal nome altisonante come Francesco Crispi, uno tra i primi Presidenti del Consiglio dei ministri italiani.
In fondo Ribera è famosa per la produzione delle succose arance, delle gustose fragoline e del glorioso trascorso politico dell’insurrezionalista Crispi.
Al verificarsi di certi fatti resteranno solo forse le fragoline e le arance?
Neanche al più prolifero fantasioso scrittore di libri di avventura sarebbe comunque venuta in mente una storia simile.
Il candidato Sindaco che non avendo rivali, per raggiungere il quorum, candida per avversari un suo amico, la moglie, sua madre, suo cognato oltre alla madre del segretario del suo stesso partito.
Il caso dell’aspirante Sindaco, senza rivali, di Ribera è certamente destinato a balzare agli onori della cronaca mondiale poichè non sembra trovare eguali.
Qualcosa del genere la possiamo solo trovare tra le opere del teatro dell’assurdo, dove potrebbe capitare di vedere pompieri che fanno irruzione in case tranquille, rinoceronti impazziti e ora candidati solitari che hanno come avversari i propri parenti più stretti.
Tutto sembra essere sinonimo di surreale ma tutto è terribilmente reale.
Aspettando Godot, chissà come andrà a finire anche questa strana storia, che pare confermare come assurdemente muore la nostra politica.
Come assurda quanto emblematica appare la situazione verificatasi durante lo scorso consiglio comunale, aperto alla cittadinanza, tenutosi nel Comune di Racalmuto.
Seduta in cui molti pensavano si dovesse discutere sul mega parco eolico che nascerà a breve a ridosso del paese.
Il consiglio straordinario, tenutasi al cospetto dei numerosi racalmutesi presenti, è stato caratterizzato dalla comunicazione che i consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione si sono limitati a dire : “ nulla si può più fare”.
Avevamo dunque ragione noi quando, qualche Grandangolo fa, ebbimo a scrivere che ormai niente può fermare le abnormi eliche, che sembrano essere già in viaggio dal paese di fabbricazione, direzione Racalmuto.
L’impianto eolico costituito da torri gigantesche di centocinquanta metri, tra le più alte in commercio, è ormai cosa fatta.
Ma allora a cosa è servito quel consiglio comunale, aperto alla cittadinanza, se non spudoratamente a spifferare in faccia ai racalmutesi che del loro parere non importa niente a nessuno.
Tra le perplessità dei cittadini presenti, oltre agli aspetti di carattere ambientale, i dubbi del perché nessuno dei consiglieri, nei tempi opportuni, abbia avvertito l’esigenza di un confronto con la città.
Il consiglio si è sottratto anche alla proposta avanzata dalla Presidenza di esprimere un voto di mero gradimento, sulla mega opera, in modo da consentire ai cittadini di discernere i favorevoli dai contrari.
Tenendo conto della scelta parecchio invasiva che impatterà il territorio circostante, almeno per i prossimi trent’anni previsti dal contratto, anche un referendum popolare non avrebbe di certo guastato.
O forse si, forse qualcosa avrebbe guastato?
Attimi di silenzio si sono vissuti allor quando, il Presidente del consiglio, Salvatore Milioto, ha chiesto rassicurazioni al rappresentante della società che realizzerà il mega progetto, l’Architetto Cacioppo, se la politica inciderà sulle assunzioni delle unità lavorative che necessiteranno alla costruzione e alla manutenzione del discusso impianto.
Il solito gioco del rimbalzo delle responsabilità ha fatto il resto, il vecchio trucco del ping pong tra giunta e consiglio ha funzionato ancora, permettendo di fatto una scelta isolata.
A volte l’angoscia di un cittadino isolato è pari a quella di un naufrago, spinto a cercare incoscientemente la salvezza pensando di poterla ottenere con gesti semplici, come scrivere ciò che pensa, soccorso dall’ironia e alla metafora.
La nostra disperazione spesso è traslabile a quella di un superstite in cerca di scampo :« Quella mattina avevo scelto tra la vita e la morte. Avevo deciso per la morte, e tuttavia ero ancora vivo, con un pezzo di remo in mano, disposto a continuare a lottare per la vita.
A continuare a lottare per l'unica cosa di cui non mi importava più nulla. »




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