venerdì 2 aprile 2010

UNA POLITICA DA MARCIAPIEDE, PER IL MARCIAPIEDE? ... (giovanni salvo)


UNA POLITICA DA MARCIAPIEDE, PER IL MARCIAPIEDE?
Una volta si canticchiava: “per fare un albero ci vuole un seme”, oggi si potrebbe benissimo rappare che affinchè un albero sopravviva ci vuole una classe politica attenta, sensibile e rispettosa.
La disinvoltura con la quale alcuni Sindaci troncano gli alberi, costringe ad interrogarci se servano delle regole, affinchè una qualsiasi amministrazione comunale prima di procedere al taglio, anche di un solo arbusto, lo possa fare solo se ha preventivamente informato i cittadini.
Data l’insensibilità che dilaga da Agrigento a Racalmuto, occorre necessariamente regolamentare con celerità questo aspetto.
Il nostro “amor patrio” ci ha portati in passato ad istituire “ la prima "Festa dell'albero" per iniziativa del Ministro Guido Baccelli. Nella legge forestale del 1923, essa fu istituzionalizzata nell'art. 104 che recita: Essa sarà celebrata ogni anno nelle forme che saranno stabilite di accordo fra i Ministri dell'Economia Nazionale e dell'Istruzione Pubblica" con lo scopo di infondere nei giovani il rispetto e l'amore per la natura e per la difesa degli alberi”
La “Festa dell’albero” recepita dal governo italiano nel 1898 è nata in Nebraska con il nome di “Arbor day” ma dalle nostre parti, storpiando la parola, rischia di diventare un vero “ borday”.
Nel senso che troppo spesso facciamo “la festa” agli alberi attraverso la loro ingiustificata soppressione, più che la festa degli alberi.
Infatti “borday”, in anglosassone “ brothel”, si avvicina molto al suono del nostro “bordello”, inteso proprio come ambiente malfamato o semplicemente di confusione.
Anche se la parola “bordello” può apparire impropria, ritengo mio malgrado, che in tale occasione abbia un nesso strettissimo con il malaffare, fosse anche inteso come quello delle vecchie case di tolleranza.
La politica del “do ut des” potrebbe dunque avere un suo passionale perché.
Basta incamminarsi sui marciapiedi di Racalmuto per arrivare al “lupanare” che ha provocato l’abbattimento di alcune decine di alberi di pino, ma non giungere a comprendere il perché del concedersi seppur “contro natura” con si tanto masochismo.
Solo la reazione di alcuni cittadini a scongiurato il peggio, salvando dalla violenza e dall’ignominia un numero congruo di innocenti pini “da fottere a terra”.
Tra le motivazioni scritte, dal Comune di Racalmuto, nelle delibere, n° 22 del 23/02/2010 e n° 51 del 16/03/2010, rivolte al taglio degli alberi presso i parchi giuoco di via Filippo Villa e di viale Tukory, si apprende che le radici in superficie danneggiano, affiorando, i marciapiedi e arrecano disturbo ad alcuni privati cittadini.
Stessa cosa avrebbero causato, secondo le medesime deliberazioni di giunta, le radici in profondità , che rischiano di nuocere le fogne sottostanti.
Non pare esserci speranza per le povere radici : “ne susu cu li viertuli, ne ghiusu cu li visazzi”
A Racalmuto dunque oggi tutto riaffiora, riepilogando: le radici riaffiorano , le fogne riaffiorano e anche il fare insensibile dei nostri politici sembra rivelarsi nuovamente; ricomparire alla memoria.
Infatti, in un recente passato, è accaduto che furono tagliati un numero consistente di grossi salici “piangenti” per fare spazio, pensate un po’, alle bancarelle del mercato.
Una politica irrispettosa dell’ambiente e dei suoi cittadini, una politica di basso profilo, nana, proprio come i sette piccoli taglialegna della favola di Biancaneve.
Le motivazioni comunque quando si vuole far fuori un albero sono sempre le stesse, la più ricorrente è però quella che “era malato, non si poteva fare altro”.
L’albero è un elemento fortemente simbolico della nostra stessa vita, spesso evoca natura, bellezza e pace.
Non per niente la memoria dell’impegno civile e del sacrificio del giudice Giovanni Falcone è stato affidato alla rappresentanza di un albero, come simbolo della resistenza di grandi valori, quali la giustizia.
Se invece dimostriamo di dare un senso diverso ai nostri alberi, il teorema è chiaro ed il resto viene da sé.
Emblematica è la vicenda dei numerosi alberi segati ad Agrigento, in piena valle dei templi, che hanno fatto riaffiorare delle vecchie costruzioni, le quali sino ad allora risultavano schermate dai centenari arbusti, che ne attutivano egregiamente l’impatto ambientale.
Rievocando ciò penso seriamente che qualcosa proprio non funziona.
Come si fa a chiedere di fare scomparire le case, abbattendo quelle che impattano, con lo splendore della valle dei templi, e nel contempo fare riemergere quelle che, in qualche modo, si era riusciti a camuffare?
E se vero che ogni mondo è paese, mi chiedo e vi chiedo, cosa può spingere un Sindaco a pensare di tagliare uno, dieci, venti alberi, con tutte le cose che ha da fare?
E non perché questa mia riflessione avviene sull’ospitale “Grandangolo”, mi chiedo perché tutto ciò è avvenuto nel silenzio degli ambientalisti?
Non oso pensare che dietro i colpi di accetta si nascondano, come dire, vincoli di varia natura.
No! questo non lo voglio proprio pensare.
Anche se qualcuno ha fatto notare, nel caso di Racalmuto, che alcuni balconi di parenti diretti di amministratori ed impiegati comunali sono prospicienti alla traiettoria delle “fastidiose” cime degli arbusti tranciati, con regolare delibera municipale.
Se ciò corrispondesse al vero, ci tocca immaginare che se un solo pino ostacola la vista dal terrazzo di un semplice elettore del Sindaco tal dei tali rischia di venire abbattuto?
Meno male che non è così, che il problema sta sempre alla radice, altrimenti poveri alberi.
Nonostante tutto comunque i tempi di abbattimento degli alberi sono molto più rapidi rispetto a quelli del perseguimento di eventuali reati.
Comunque una certa analogia con i tempi della nostra giustizia si può fare, in quanto più un albero è grosso più incerto diventa il suo abbattimento, poichè diventa difficile il suo controllo in fase di caduta.
Una coppia di boscaioli impiega solo un’ora per mandare giù un albero di modeste dimensioni, la magistratura un po’ di più per segare l’ingiustizia.
Una certa attinenza è data anche dal fatto che il taglio di un lotto di legname parte sempre dal basso e la caduta degli alberi viene direzionata sempre sulle ramaglie precedentemente abbattute, accompagnate dal grido “attenti che arriva”.
Un fruscio, prima, ed un tonfo fortissimo, poi, seguono lo scricchiolio dell’ultimo pezzo di tronco ancora legato alla radice, che cade tuonando, facendo tremare la terra sotto i piedi dei boscaioli.
Comunque in questi giorni a Racalmuto si fa un gran parlare sul taglio degli alberi, tutti sono indignati compreso i consiglieri comunali di opposizione e di maggioranza, complici diretti ed indiretti del misfatto.
Nessuna altra reazione comunque sembra andare al di là dell’indignazione scritta o verbale, “the show must go on”.
Il rispetto degli alberi rappresenta il progresso civile, sociale, ecologico ed economico di una popolazione.
Mentre scrivo, cerco di informarmi, scopro che sin dalla primissima epoca romana gli alberi erano tenuti in grande considerazione e venivano distinti in olimpici, monumentali, eroici, divini.
Devo presupporre, visti i fatti che stiamo criticando, che alcuni di noi, sindaci in testa, catalogano gli alberi semplicemente come “profani”?
Furono proprio i romani a dare il via alla festa dell’albero poiché è provato quanto diffuso fosse l’impianto di nuove piantine in occasione di feste e ricorrenze.
Pensate cosa fosse accaduto se un qualsiasi “pretoriano” avesse richiesto in passato nella qualità di cittadino di Roma, per la propria convenienza, l’abbattimento degli alberi di villa Borghese.
Brutta dunque questa storia del taglio degli alberi a Racalmuto come altrove, ma non deve distrarci più di tanto, poiché quanto importante possa essere considerata questa triste vicenda, non scordiamoci di tenere alta l’attenzione sul modo di alcuni di concepire la politica, poiché come spesso accade : “mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”.
Giovanni Salvo
1° Video REGALPETRA LIBERA
2° vIDEO regalpetr liber
1° post Delibera di Pinocchio

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