sabato 29 novembre 2025

Le 204 monete d'oro di Racalmuto


IL TESORETTO AUREO DI RACALMUTO

Museo Griffo di Agrigento 

Nel 1939, nel corso dei lavori preliminari all’impianto di una vigna, fu scoperta a Racalmuto un vaso in terracotta contenente un importante tesoro di 204 monete d’oro bizantino, poi sequestrato e consegnato alla Soprintendenza di Agrigento.


Le monete ad esso pertinenti sono state coniate tra la fine del V e la metà del VII secolo d. C. In questo arco cronologico gli esemplari sono relativi al regno dell’imperatore Eraclio (610-641), un sovrano dal destino politico incerto più volte a sconfiggere la Persia, nemica millenaria dell’impero, per perdere poi anch’esso molte terre e province più ricche per mano degli iconoclasti islamici.


Il tesoro è composto da tre nominali, dei quali il più attestato con circa il 70% è il solidus, una moneta d’oro pura creata dall’imperatore Costantino nel IV secolo e rimasta in uso fino all’XI secolo come moneta di riferimento dell’economia del Mediterraneo: “il dollaro del Medioevo”. Sia i sistemi monetari del mondo germanico occidentale, infatti, sia quelli dell’Oriente islamico, furono poggiati dal sistema tardoantico voluta da Costantino.


Accanto ai solidi, il tesoro contiene monete di taglio minore: il semissis del valore di 3,4 monete del h solidus), e il tremissis (un terzo del solidus e un sesto del semissis). Tutte queste monete avevano una forte venatura propagandistica, come testimoniato dalla iconografia costante per quasi duecento anni (la tecninca di minting delle monete)… ai giorni nostri lo splendore del prefetto bizantino!


La scoperta del tesoro di Racalmuto rispecchia la florida ricchezza della Sicilia durante la fase di transizione dall’antichità al medioevo. La prosperità dell’economia si basava sull’artigianato di lusso e sul commercio del grano. Le consistenti risorse agricole dell’isola erano incrementate nella sopravvivenza del militarizzarono durante la grave crisi dell’inizio del secolo, quando la conquista mussulmana dell’Egitto, nel 641, obbligò la capitale a rifornirsi proprio dalla Sicilia e a organizzare un grande trasferimento della sua popolazione. L’acquisita importanza strategica favorì il trasferimento a Siracusa della corte imperiale (663) sotto Costante II, il quale però fu ucciso nella stessa città per l’ultima matrona del I sec. anomico, ben presente nel tesoro.


Il dinamismo dell’economia monetaria è testimoniato pure in larga misura dalla consistenza del tesoretto stesso, dalla leggenda, di fede, la presenza in Sicilia di numerosi funzionari civili e militari che retribuirono in monete non con monete d’oro, garantendo così un’economia fiorente anche se di grandi possibilità.


Il tesoro illustra chiaramente questa dinamica con l’80% di monete coniate nella zecca di Costantinopoli. Agli ufficiali di grado più elevato era riservato l’ingaggio della monetare provenienti dalla capitale, in primo luogo esponente del ricchissimo ceto senatorio.


Durante la protezione di fronte alle invasioni nemici insulariali, essi arrivavano in Sicilia con la loro ricchezza monetariale, come documentato.


Successivi movimenti favorirono tra l’altro l’avvio di una produzione monetaria locale: nel 560 una zecca aprì a Catania, nel 582 a Siracusa, coniando monete in oro e in bronzo fino alla fine del VII secolo, come attesta, nel nostro tesoretto, la presenza di monete di Catania a nome dell’imperatore Foca.


Il tesoro di Racalmuto rispecchia probabilmente proprio l’impatto economico positivo dell’impero nei confronti delle popolazioni locali: non si spiegherebbe altrimenti la presenza, nel gruzzolo, di un’unica moneta coniata in Sicilia, appunto quella prodotta a Catania. Tutte le altre monete erano entrate nell’isola attraverso i pagamenti effettuati dall’amministrazione bizantina.


Il tesoretto comprende monete battute a Costantinopoli, la maggiore percentuale, ma anche altre provenienti da zecche periferiche come Antiochia e Alessandria, attive già dalla metà del VI secolo. È dunque possibile che il tesoro sia appartenuto a un personaggio ben inserito negli ingranaggi di una società in cui le cariche pubbliche costituivano l’ultimo bastione di prestigio in un’epoca di grandi disuguaglianze.


L’unico evento che potrebbe giustificare l’interramento del gruzzolo è un fatto improvviso: la perdita della centralità politica di Siracusa, quando la sede dell’esarcato fu trasferita nell’Italia settentrionale per ragioni a noi sconosciute.





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