domenica 30 ottobre 2016

ORFICO IDILLIO di Diego Capitano

"Se la vita è dolore per taluni aspetti e vicissitudini; l'anima del poeta la esalta nel bene e nel male vivendo ogni perplessità. E' un linguaggio semantico quello di Diego Capitano, attento e baluardo dicitore di un lirismo dove non mancano concetti e consensi per arrivare a soluzioni non di ripiego ma di evidenziati sensi d'amore". (Gianni Ianuale, Pres. e Fondatore dell'U.A.O.C.)


ORFICO   IDILLIO
Ad un passo dal cielo afona l’anima
si raccoglie nei silenzi brevi della raminga notte solitaria.
Piú lungo l’amore con l’amata… che la vita stessa…
misteriosa e ignota… fatta e disfatta dalle odi del presente
e dalle virtú di passate ricordanze.
Sacrificio dato agl’inganni … inquieto vivere che oneroso
all’infausto dramma ci trascina… vigilia di una promessa…
pura dedica d’amore nel libro del testamento.
Adusta la realtá alla leggenda rimane ma ogni impuritá toglie
alle chimeriche speranze…cosí : serenamente.
Catturare il bene per l’ignaro seguito questo è importante…
adoperarsi nell’amore questo è il senso del vivere per poi
morire da giusti.
Non basta poggiare per terra i ginocchi innanzi a Cristo
per salvarsi l’anima…tutto è d’auspicio fratelli dormienti…
il figlio di Ipno ci desta nei sogni col battito fantastico delle
sue ali… nei mitici giardini delle magiche fate.
Ci lascia poi nei suoi verdi in fiore e nelle limpide sorgive
di Fantaso… troverá l’uomo l’amore vero da sempre inseguito?
Piú non udrai il musico cuore d’Orfeo nei barocchi canti suoi
d’incanto… ma quello che resta nella voce d’una scarnata
anima alle soglie dell’eterno infinito.
L’usitato Caronte piú che mai vegliardo sará di scorta ai mancati
spiriti per la beatitudine e maledirá il greco Orpheus nella sua
discesa in Ade… ardita vana impresa riportare la sposa
Euridice ancora sú… sotto le stelle.
Di mestizia vestito suonerá la vecchia cetra e narrerá sulle
verzure a mille bestiole attente il peggiore dei suoi sogni.
Randagia vita nella mente internata…acerba prima e poi
bianca e malata piú non ispirerá il sole né l’amore nell’aria
allucinante del cielo… viva di solo buio e di solo vuoto.
Si velano gli occhi…non vedró mai piú il tuo viso… intriso
di perle rugiadose e di olezzi…in queste mie braccia ti terró
stretto amore…in quest’ultima notte che ruberá a me le tue
mielose carezze.
A me legata ebbra di tanto amore…avvinta terrai al tuo cuore
questa eterea fune di ricordi e non vorrai lasciarmi andare.
Io giá spirito involato d’un corpo caduto in perenne deliquio
m’inoltro nell’etere altro piú luminoso…e volgomi dalla falce
fredda di Thanatos alle angeliche ali teporose di Morfeo per
amarti ancora  una volta.

Diego  Capitano












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