
"Emmaus" di Alessandro Baricco
Recensione di Lucia Dell’Omo, 3 novembre 2009
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Un episodio dei Vangeli testimonia che, qualche giorno dopo la morte del Cristo, due uomini camminavano verso la cittadina di Emmaus e parlavano di quello che era successo a Gerusalemme. A un certo punto, si avvicinò un uomo e chiese loro di cosa stessero parlando. I due lo misero al corrente di tutto e, siccome si faceva tardi, lo invitarono a restare con loro, a mangiare insieme. L’uomo accettò, mangiò con loro, spezzò il pane. Guardandolo, i due capirono che quell’uomo era il Messia e, a quel punto, il Messia sparì. Rimasero soli, chiedendosi come non avessero potuto capire che si trattava del Messia. Eppure era stato con loro tutto quel tempo...
E’ proprio da questo episodio del Vangelo, che Baricco ha rubato il nome per il suo ultimo romanzo: Emmaus, uscito il 4 novembre 2009, con copertina essenziale e minimalista , dalla carta ruvida. Per cominciare, dico subito, che l’ho letto in due giorni e che con mia grande sorpresa, in questo libro i personaggi (a differenza di altri romanzi di Baricco) hanno nomi italiani, o per lo meno nomi facilmente pronunciabili.
La storia è ambientata a Torino, anche se non si pronuncia mai il nome della città. E’ ambientato, negli anni settanta (più o meno) e i protagonisti sono quattro ragazzi cattolici, Bobby, Il Santo, Luca e l’io narrante che non ha un nome. Hanno diciassette, diciotto anni. Appartengono a famiglie della media borghesia, vanno a scuola, suonano in chiesa, fanno volontariato in un ospedale dei poveri. Rispettano e amano profondamente i loro genitori e la vita. Non fumano, non bevono, non fanno sesso. Hanno fidanzate che arriveranno vergini al matrimonio e la massima intimità delle loro coppie è carezzarsi sotto al plaid con, magari, i genitori nella stanza accanto. Hanno una vita lineare e pulita. Ma ogni tanto buttano lo sguardo di là, verso gli altri.
Gli altri, sono semplicemente i loro coetanei risucchiati dal mondo. Quelli che si divertono, quelli che ascoltano altra musica, ballano, bevono, fanno sesso. E tra questi altri, il loro sguardo si perde sempre su Andre. Andre è bellissima, anche se non si cura della propria bellezza. Lei porta i capelli
Questi quattro ragazzi entrano nel mondo di Andre (o lei entra nel loro) in modo quasi casuale. Si parlano poco, eppure con gli occhi capiscono parecchie cose. Nel momento in cui, faranno un passo nel mondo di Andre, nel mondo degli altri, perderanno le loro certezze, a poco a poco, con tempi differenti, non rendendosene effettivamente conto. Da lì in poi, sarà un viaggio verso ciò che non avevano mai creduto possibile a loro (così cattolici, perfetti e puliti): sesso a tre, travestiti, droga, suicidio, omicidio. Bobby, Luca e Il Santo si disintegrano.
A restare è la voce dell’io narrante, quella senza nome, che si rende conto di aver visto tutto sfuocato. Un po’ come i discepoli di Emmaus. Com’è stato possibile? Com’è possibile che non riconosciamo e comprendiamo davvero le persone che abbiamo intorno? Mangiano con noi, vivono con noi, eppure non li riconosciamo.
Il romanzo è breve, solo 139 pagine, scritto benissimo, con eleganza e maestrìa. Baricco non delude, ha una penna ferma, certa e i suoi giovani personaggi sono tutto e vogliono tutto. Certo non vi è la magia di chi, come me, ha amato "Oceano mare" o "Castelli di rabbia". Non ha il sapore, né il linguaggio, né i tempi di quelle storie lì. Non vi aspettate quella magia. Ma è piuttosto uno sguardo, sotto sotto, benevolo, comprensibile verso le debolezze umane. In fondo, si parla di noi. Che siamo indifesi, soli, nudi, egoisti, miserevoli, impauriti, curiosi, desiderosi, folli, incomprensibili. Si parla solo di noi.
COMMENTO!
•15 febbraio 18:11, di Chiara
E’ il primo libro di Baricco che ho letto: ne sono rimasta affascinata. C’è questo credere senza una vera ragione, c’è un altro mondo, un mondo dove si conosce il vero significato della parole dolore o morte. in "Emmaus" ci siamo noi: la tradizione e il profano. Sicuramente uno dei libri più belli che ho letto, anche se ho solo 14 anni.
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